Pensiero di te

L’ultimo pensiero
ogni notte di te
è come un viaggio aldilà delle nuvole,
delle barriere che separano i nostri mondi.

Onde di passione si susseguono nel mio cuore,
luccicanti bagliori di vita affondano in me
con un impeto crescente,
mentre mi perdo nei ricordi
di mille giorni vissuti come fossero uno solo,
un meraviglioso infinito mattino nel Paradiso dei sensi.

Il dolce pensiero di star con te
accompagna ogni mio passo,
con certezza mi guida e mi rende ardente.

Sulle ali del cielo voglio viaggiare ancora una volta,
e un’altra
e una ancora
per accarezzare le tue dolci labbra,
per riscaldarmi del tuo corpo,
per ritrovarti in un abbraccio senza fine.

Come una musica che dentro di me mi muove in silenzio,
perso nel mio viaggio tra emozioni,
attesa e desiderio per un tempo che ci separa ancora.

Ti sento sempre più vicina,
sento i nostri cuori battere all’unisono,
sempre più forte,
sulla stessa frequenza dell’amore
che intreccerà i nostri corpi
mai paghi di desiderio.

L.L.

Canto fra le stelle

Canto fra le stelle

Un canto fra le stelle
è una raggiera di fantasie
è un voler sentirsi pragmatico
in una felicità teorica
è un volare con ali illogiche,
che compongono la tua realtà,
e, come un cieco tu la immagini,
ma è dentro di te la verità.

Ma adesso dove vai
e con chi sarai stasera
è un antica melanconia, che mi prende
e mi fa volare giù.
Per questo concezioni facili
sull’amore e sulle sue teorie
sono pura fecondità
della mente che le elabora.
Ma adesso butto giù
tutte le false ipocrisie
che fanno dell’amore ancora
una follia,
ma adesso butto giù,
tutte le nostre stupide bugie
pensando ad infantili immagini
di realtà mai vissute.

Questo canto è fra le stelle
perché in fondo la nostra verità
è fatta da inquietudini
che non hanno riscontro nella realtà.

L.L.

SONO IO O NON SONO IO

SONO IO O NON SONO IO

Sono, come sempre, affaticato da quell’estenuante rifiuto
del semplice accontentarsi dei banali suggerimenti.
Sottopongo le mie giornate a una dettagliata estetica del quotidiano
pur di potermi emozionare ascoltando i tuoi pensieri,
penso che questo voglia dire sapersi difendere
dal compromesso angosciante tra
il compiere grandi imprese e il solo starle a guardare.
Mi compiaccio di me e dei suoi colori,
imparo ad annusare i dolori
angosciando i suoi pallidi umori,
confondo le passioni pur di non riconoscerle,
mischio i sapori pur di non abituare il palato
ad un gusto conosciuto e ingoio le formule vincenti
di illustri eroi di un passato glorioso,
inauguro gesta d’impavido ardore
per sentirmi camminare.

MA MI SBAGLIAVO
E STO QUI A COMPIACERMI DELLA MIA DISFATTA.

Si riconoscono i sorrisi complici di anime ribelli
in quel modo pacato che non desta scalpore,
si riconosce l’intesa di parole ladre che raccontano bugie,
la si tocca la vita di piedi in movimento verso
un angolo nascosto dove potersi spiare, ma
si ride del chiaro sentire,
non c’è plausibilità per un detto folle vomitato addosso
dall’incomprensibile ardore della fragilità,
non c’è nulla che dia spessore a un nulla colorato d’etereo solo per far rumore.

SI RIDE DEL BACCANO eppure,

si lasciano sfogare le paure al testimone cieco dell’amore.
si finge di non averla un’anima e si vendono i pezzi dell’orgoglio logorato da inutili barriere di gesti familiari e parole accomodanti; non si vede la fine dei propri giorni, ma si immaginano colori sgargianti per dipingersi la pelle e si gratta il superfluo delle sue tinte sporche per trovare l’essenza di quella gioia mista ad un dolce torpore,
non si hanno occhi che per vedersi ridere,
non si hanno gesti che per non volersi commuovere.

APPUNTI DEL QUOTIDIANO ESISTERE (non mi viene in mente niente…)

APPUNTI DEL QUOTIDIANO ESISTERE (non mi viene in mente niente…)

Vorrei interrompere il mio passato,
selezionarlo, purgarlo.
Vari appuntamenti del quotidiano esistere.

La sua voce, l’ora, il mezzo: tutto previsto.
Lo squillo del telefono, la mancanza di attesa; conosco gli spostamenti che mi circondano, vorrei conoscere come far spezzare il filo della mia memoria proponendole un presente di serene acquisizioni (tra la serenità e la felicità ci si mette sempre di mezzo il cuore: la prima ne offusca l’armonia, la seconda ne libera l’orgoglio),
Io,
le sue foto, il suo tempo (poco da dedicare a se stessa, ma saturo nella sua essenzialità), il suo essere per se stessa e non solo, il suo dividersi fra volontà e involontarietà;
E io scelgo la precarietà  di un ricordo fragile per imparare ad accontentarmi di me stesso, per bastarmi nelle scelte, per non avvertire l’assenza di elementi a me estranei, ma inseriti nella mia vita per non buttarla via.

“Ogni tanto trovi qualcosa di buono, trovi me”,
sono tutte le cose scontate che dico io piccolo e responsabile.

Questo le dico al telefono, per affascinarla, per darmi spessore,
io,
che la conosco nelle sfumature, che ho imparato a consolarla con piccoli gesti e pensieri di sottile affetto regalato per farle compagnia,
lei,
che si dona in piccole dosi (perché il resto, il tutto, è orientato alle certezze) ,
io,
che mi affeziono a lei per la poca attenzione, per il disamore ostentato;
e allora scegliamo di dividerci il rimanente delle giornate impegnate al non pensarsi,
scegliamo di ritrovarci nelle insicurezze.

Lei e io,
il residuo di due vite sofferte ed insicure.

La cornetta del telefono, la scosto dall’orecchio quasi per poterla guardare, sicuramente impegnata in altre carte mentre mi parla, e rivolgo lo sguardo alla porta dell’ufficio, come mi aspettassi di vederla entrare.
“Ti sento tranquilla oggi come va? – e, – ti trovo in ottima forma, complimenti, è bello sentirti”
questo le avevo detto, cercando di controllare l’emozione della voce.
lì,
fermo al telefono, immaginare di sfiorandole il viso con le mani impacciate ed entrare nella sua vita come quando di una cara amica non ne attendi ansioso l’arrivo, perché sai che arriverà, ma sereno ne prevedi il giungere e il trattenersi senza chiederti per quanto si fermerà.

E devo costringermi a ripensare alle mie ore, al mio da fare, al dovermi riempire il tempo per non oziare, ancora troppe pagine bianche, devo buttare giù qualche idea.

“Questa sera scrivo”
“…Non mi viene in mente niente”

 

L.L

OASI

OASI

 

Viaggio nel tuo orizzonte
tra morbide linee
e la passione che ti cinge
è un respiro senza tempo.

Giungeremo ai nostri confini
tra insonni attese
e l’amore che ci rapisce
è risposta senza tempo.

Con vele d’emozioni
sarò nella tua aria
dall’estasi dorata rapito
giglio di notti leggere
nella tua terra
autentica argilla feconda.

In muto ansioso ardore
sarai nelle mie notti
quel sole che tinge l’oblio
depurata ansia di luce
e nei miei pensieri
spiga nell’oasi del cuore.

G.

PER TE AMORE…

PER TE AMORE…

Ti manderò fiori
che sanno d’estate,
ma toglierò le spine
così potrai stringerli a te.

Se dormi,
sulla tua pelle disegnerò
tutti i miei sogni,
con la punta delle dita
traccerò il percorso
che scende dal cuore
sino all’anima.

Verserò il cielo
nei tuoi occhi
e cancellerò tutti i rumori,
li raccoglierò per gettarli via
regalandoti un regno
di puro silenzio.

Nel silenzio potremo
percepire l’armonia
dei nostri pensieri,
il palpitare dei nostri cuori e
il dolce vibrare
del nostro amore.

L.L.

Vorrei – se ne fossi capace –

Vorrei – se ne fossi capace -

 

Vorrei – se ne fossi capace -
scrivere una poesia d’amore,
che dipinga sottili
tormenti,
sinuosi malesseri,
rivelazioni di felicità.

La mia voce rotolerebbe
su dirupi scoscesi,
spiegherebbe
le sue ali da rapace,
e tutti si innamorerebbero
del mio Amore.

Vorrei – se ne fossi capace -
scrivere una poesia d’amore,
che mi spalanchi le porte
di castelli incantati, principesse assonnate,
cavalieri al galoppo
e baci di eroi.

La mia voce tuonerebbe,
sulla città insonne,
sussulterebbe,
nella spiaggia affollata,
e tutti si riconoscerebbero
nel mio Amore.

Vorrei – se ne fossi capace -
scrivere una poesia d’amore,
e penetrare nel tuo cuore
avvolgendolo con la mia anima
in completa fusione
delle nostre essenze.

 

L.L.

AMARE… AMORE…

AMARE… AMORE…

Se il sole si è nascosto
e la pioggia ti ha bagnato,
non perdere la fiducia,
scaldati alla luce del mio amore,
asciugati al calore del mio cuore,
alza il tuo viso chino sulla terra
e guarda al domani.

Come vento leggero ti canterò
dolci fiabe antiche,
le mie mani accarezzeranno
i tuoi petali di velluto
e il tuo piccolo grande cuore
non appassirà mai.

Perché io ti ho colto,
ed ora le tue radici
affondano nella mia anima.

L.L.

L’AMICIZIA

L’AMICIZIA -

autore anonimo

Un uomo, il suo cavallo ed il suo cane camminavano lungo una strada.
Mentre passavano vicino ad un albero gigantesco, un fulmine li colpì, uccidendoli all’istante.
Ma il viandante non si accorse di aver lasciato questo mondo e continuò a camminare, accompagnato dai suoi animali. A volte, i morti impiegano qualche tempo per rendersi conto della loro nuova condizione…
Il cammino era molto lungo; dovevano salire una collina, il sole picchiava forte ed erano sudati e assetati. A una curva della strada, videro un portone magnifico, di marmo, che conduceva a una piazza pavimentata con blocchi d’oro, al centro della quale s’innalzava una fontana da cui sgorgava dell’acqua cristallina.
Il viandante si rivolse all’uomo che sorvegliava l’entrata.
“Buongiorno”
“Buongiorno” rispose il guardiano.
“Che luogo è mai questo, tanto bello?”
“E’ il cielo”
“Che bello essere arrivati in cielo, abbiamo tanta sete!”
“Puoi entrare e bere a volontà ”.
Il guardiano indicò la fontana.
“Anche il mio cavallo ed il mio cane hanno sete”
“Mi dispiace molto”, disse il guardiano, “ma qui non è permesso l’entrata agli animali”.
L’uomo fu molto deluso: la sua sete era grande, ma non avrebbe mai bevuto da solo.
Ringraziò il guardiano e proseguì.
Dopo avere camminato a lungo su per la collina, il viandante e gli animali giunsero in un luogo il cui ingresso era costituito da una vecchia porta, che si apriva su un sentiero di terra battuta, fiancheggiato da alberi.
All’ombra di uno di essi era sdraiato un uomo che portava un cappello; probabilmente era addormentato.
“Buongiorno” disse il viandante.
L’uomo fece un cenno con il capo.
“Io, il mio cavallo ed il mio cane abbiamo molta sete”.
“C’é una fonte fra quei massi”, disse l’uomo, indicando il luogo, e aggiunse: “Potete bere a volontà ”. L’uomo, il cavallo ed il cane si avvicinarono alla fonte e si dissetarono.
Il viandante andò a ringraziare.
“Tornate quando volete”, rispose l’uomo.
“A proposito, come si chiama questo posto?”
“Cielo”
“Cielo? Ma il guardiano del portone di marmo ha detto che il cielo era quello lì!”
“Quello non è il cielo, è l’inferno”.
Il viandante rimase perplesso.
“Dovreste proibire loro di utilizzare il vostro nome! Di certo, questa falsa informazione causa grandi confusioni!”
“Assolutamente no. In realtà , ci fanno un grande favore. perché lì  si fermano tutti quelli che non esitano ad abbandonare i loro migliori amici….”

 

ASCOLTA L’INFINITO (dedicata…)

ASCOLTA L’INFINITO (dedicata…)

Dove vai
per le strade del mondo?
Dimmi:
quale miraggio ti porta lontano?
Fermati.
Ascolta la vita.
Passano i giorni come sabbia
di mare attraverso le dita.
Gli dei nei quali hai creduto,
giganti d’argilla,
ti hanno chiamato,
poi ti hanno deluso.

Non rincorrere ciò che non hai,
non essere ciò che non sei.

Fermati.
Ascolta l’infinito.
Nell’attimo è l’immenso:
nella dolcezza o nella pena
nel dolore che hai provato
nel sorriso ritrovato.
Nell’attimo è la vita:
in un gesto consumato
nel profondo del tuo cuore
nel caldo abbraccio di un amore.

L.L.